9000 licenziamenti alla Citygroup, i ghiacciai della Groenlandia che si sciolgono, la crisi alimentare mondiale. Una serie di drammatiche notizie sembrano annunciare un periodo di grande caos. Le imprese, in particolare le grandi imprese multinazionali sono preparate ad affrontarlo?
La risposta è no secondo Paul J. H. Schoemaker, fondatore e executive chairman di Decision Strategies International e research director al Mack Center for Technological Innovation della Wharton School, uno dei massimi esperti di scenario building.
In un recente articolo apparso sul sito dell’ Harvard Business Publishing, egli ha sottolineato come i tradizionali sistemi di forecasting e budgeting producano proiezioni lineari insufficienti in periodi di rischiosa incertezza.
Schoemaker indica nello scenario building la risorsa necessaria perchè le imprese possano mettere alla prova le proprie strategie e i propri processi con un ampio ventaglio di possibili scenari futuri, al fine di individuare i punti deboli. Sulla base di queste indicazioni le imprese possono prepararsi ad essere più flessibili e reattive rispetto nei periodi di forte turbolenza.
Ma, troppo frequentemente, la pratica dello scenario building viene utilizzata per affrontare criticità di più immediate portata: lo sviluppo di nuovi prodotti, strategie per contrastare un concorrente aggressivo, raggiungere obiettivi di redditività. In questi casi gli eventi di grande portata che improvvisamente accadono nel nostro orizzonte hanno un effetto tellurico sulle imprese e sulle loro strategie.
Schoamaker conclude citando Darwin, per il quale non sono nè i più grandi nè i più piccoli a sopravvivere ma coloro i quali si adattano meglio al cambiamento.
Chi vuole leggere l’articolo integralmente può cliccare il link: http://conversationstarter.hbsp.com/2008/04/are_you_ready_for_global_turmo_1.html?cm_mmc=npv-_-listserv-_-MAY_2008-_-StratExec
PREPARARSI AD AFFRONTARE IL GRANDE CAOS
23 Maggio 2008LA STRATEGIA? NASCE DAL CAMBIAMENTO E DAL VALORE NEGATO
23 Maggio 2008In un magistrale articolo scritto per The McKinsey Quarterly, (“Strategy’s Strategist”, MKQ, n.4 2007), Richard Rumelt fa il punto sul quesito sempre ricorrente: che cosa è la strategia, cosa significa veramente gestire strategicamente un’impresa?
Prima di tutto ci dice che cosa non è, a partire dalla cosiddetta pianificazione strategica. “Molti ‘strategic plan’ hanno poco a che fare con la strategia. Sono semplicemente budget triennali o quinquennali a scorrimento”.
I leader che vogliono realizzare performance superiori (cioè che vogliono gestire strategicamente l’impresa) debbono cavalcare i cambiamenti con velocità e abilità. “Ma i cambiamenti non arrivano come graziosi regali annuali, accadono in modo episodico, e così deve fare la strategia”.
“Quindi i budget pluriennali a scorrimento vanno separati dal lavoro strategico. Non chiamiamoli più ‘strategic plan’, chiamiamoli ‘piani di gestione delle risorse nel lungo termine’, e diamo avvio a un separato processo strategico, non annuale, guidato dalle opportunità (opportunity-driven)”.
Come non pensare a quella bella immagine che Gianni Agnelli usò a suo tempo per descrivere la strategia facendo un ampio gesto con la mano: “E’ come un cavallo bianco che passa, che passa. O si è capaci di saltargli rapidamente in groppa, o non passerà mai più”?
Ma Rumelt va più in là, nel dirci cosa non è la strategia. “I concetti della strategia come le competenze distintive (core competencies), le curve di esperienza, la quota di mercato, le barriere all’entrata, le economie di scala, e anche l’idea delle ‘risorse superiori’ sono essenzialmente statici, ci dicono perché una determinata posizione è difendibile, perché è in una posizione elevata”. Ma il fatto è che, mentre sulla terra i terremoti accadono con lunghi intervalli, nella “geologia economica” accade continuamente che ciò che è in alto viene sommerso dal mare mentre ciò che è in basso si trasforma in un’altopiano.
E a questo punto Rumelt propone una sorta di nuova disciplina “poco studiata, poco descritta e poco capita” a cui dà il nome di “strategy dynamics”. Questa dovrebbe studiare in particolare “come un settore o un business diventerà, diciamo, tra dieci anni, dati i desideri dei consumatori e le tecnologie disponibili”. In questa prospettiva conviene essere attenti e anticipare le situazioni che presentano una “negazione di valore” (value denial), cioè le prospettive di domande insoddisfatte e soddisfacibili grazie all’innovazione.
A nostro parere vi sono due poli tra i quali scatta l’arco voltaico della strategia: il polo della visione e quello della decisione. I leader debbono continuamente coltivare una visione chiara e condivisa delle finalità dell’impresa, facendo uso della “strategic conversation” ed evitando di procedere da soli in un futuro che sarà sempre terra di leoni. E debbono saper saltare sul cavallo bianco, cioè su quello che “si distingue”, come recitava un bello slogan pubblicitario. Fuor di metafora, debbono decidere. Ma decidere bene.
ECONOMIA E SOCIETÀ APERTA
2 Maggio 2008Diversi, forse troppi, tutti interessanti ma in un’ottica tradizionale e rivolta agli addetti ai lavori (anche se la partecipazione è libera) sono gli argomenti a cui l’Università Bocconi dedica la seconda edizione del convegno “Economia e Società aperta”, in programma dal 12 al 14 maggio: argomenti tutti collegati con i processi di globalizzazione.
Il titolo del convegno di quest’anno è: “Globalizzazione addio?”, con evidente riferimento ai rigurgiti protezionistici che si vanno diffondendo nel mondo, purtroppo con l’Italia protagonista.
Nell’ottica delle strategie d’impresa segnaleremmo in particolare il tema della “Fabbrica globale” (martedì 13 maggio) e quello de “I nuovi distretti nell’economia globale” (mercoledì 14 maggio).
Per il programma completo, vai a www.economiaesocieta.org
DEMOCRAZIA E MERCATO
2 Maggio 2008E’ questo il tema del terzo Festival dell’Economia di Trento, che si svolgerà tra il 29 maggio e il 2 giugno 2008, e che conserva la sua finalità di avvicinare il pubblico alla comprensione dei temi economici.
E’ interessante notare che il rapporto tra i due concetti non riguarderà solo il contesto politico in cui operano le imprese, ma anche le strutture delle imprese stesse. Dice Tito Boeri, Responsabile scientifico della manifestazione: “Le imprese sono, in genere, gestite in modo autocratico. Decide il “boss”, il più delle volte senza interpellare i dipendenti e tutti coloro, fornitori e clienti abituali, che sono portatori di interessi nei confronti dell’azienda. Se il boss rende conto a qualcuno, è agli azionisti, ma ci sono sempre o quasi sempre alcuni azionisti che contano più degli altri, indipendentemente dal numero di azioni che hanno in mano. Non c’è il suffragio universale in azienda. Spesso non c’è neanche il suffragio”. Molti pensano che una impresa, per avere successo, debba essere così. Noi no.
Per informazioni, vai a www.festivaleconomia.it
COS’E’ L’IMPRENDITORIALITÀ?
2 Maggio 2008Il tema dell’imprenditorialità, come quello della cultura d’impresa, sono strettamente collegati con quello delle strategie d’impresa, proprio di LIVINGSTRAT.
L’Associazione dei Laureati in Ingegneria Gestionale dell’Università di Udine organizza un convegno dal titolo “Imprenditorialità e spirito d’intrapresa”, che riprenderà in esame le diverse teorie sul tema, a partire da quella classica di Schumpeter dell’imprenditore come generatore della “distruzione creativa”, risultato inesorabile dell’innovazione.
Il convegno si svolgerà il 10 maggio 2008. Per ulteriori informazioni: www.alig.it , mail info@aligud.it , tel. 0432558043.
Pubblicato da Carlo Penco
Pubblicato da Carlo Penco
Pubblicato da Giacomo Correale